Riflessioni

L’Impresa Etica: oltre i confini?

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Definiamo etica l’impresa che nel perseguimento dei suoi obiettivi (con o senza scopi di lucro) opera nel rispetto delle leggi e dei valori morali che riguardano non solo persone e istituzioni ma anche l’ambiente e le risorse naturali.

Questa definizione – che si potrebbe sintetizzare dicendo che etica è l’impresa che rispetta sia i diritti altrui che l’ecosistema – si intende valida per ogni impresa piccola o grande, privata o pubblica, produttrice di beni o di servizi. Essa si ispira alla concezione che Hegel prospettò nel 1821, distinguendo fra moralità (valori personali), legalità (norme e sanzioni dello stato) ed eticità (diritti/doveri dello stare insieme). Alla interrelazione dei tre momenti hegeliani, la visione moderna aggiunge la dimensione ecologica: etica è l’impresa che nel condividere i principi dell’economia sostenibile, non spreca, non distrugge, non inquina, non corrompe.

Nel diritto italiano è la legge 231 del 2001 che supera l’antico concetto secondo cui societas delinquere non potest. Con questa novazione le imprese diventano soggetti responsabili delle proprie azioni e come tali legalmente perseguibili. Prima di allora le responsabilità potevano ricadere soltanto sui singoli amministratori, revisori dei conti e dirigenti delle aziende e delle istituzioni.

Gabriele MorelloIn Italia gli strumenti di cui le imprese dispongono per un’autoregolazione tendente a prevenire comportamenti irresponsabili o illeciti dei propri rappresentanti sono essenzialmente due: il Bilancio Sociale e il Codice Etico. Il primo riguarda le politiche dell’impresa, cioè il modo come le sue ramificazioni funzionali (produzione, marketing, controllo e finanza, organizzazione del personale ecc.) vengono attuate non solo a beneficio degli Shareholders (azionisti) ma anche degli stakeholders (portatore di interessi: dipendenti, fornitori, consumatori ecc.).

Il secondo strumento dovrebbe garantire la gestione equa e corretta dei rapporti umani, ivi compresa la lealtà nel dispiegamento delle azioni concorrenziali. Gli standard etici dei comportamenti riguardano la tutela della persona e della sua dignità, la salvaguardia della salute, della sicurezza sul posto di lavoro, la discrezionalità relazionale, i principi di equità ed uguaglianza, l’onestà e la trasparenza, l’improponibilità del lavoro minorile ed altri aspetti relativi alle relazioni sociali e alla comunicazione. Bilancio sociale e codice etico costituiscono una sorta di “carta costituzionale”, soggetta a certificazione, dei diritti e doveri che definiscono le responsabilità anche sul piano personale (per esempio: fino a che limite può un dipendente accettare regali da un cliente/fornitore?). Sul piano organizzativo l’attuazione e il controllo delle norme previste sono generalmente affidati a un Comitato Etico con poteri sanzionatori. Aldilà dei documenti ufficiali e delle verifiche formali, tuttavia, solo una piena coscienza civica e una convinta adesione alla cultura della legalità possono assicurare la “Dimensione etico-valoriale nel governo delle aziende”, che costituisce l’oggetto del presente convegno. Nella realtà economica una domanda tipica degli operatori è: “Gestire un’azienda etica non è più oneroso che gestire un’azienda libera di agire senza vincoli in tutte le direzioni?”. La risposta è: “No, non è più oneroso, soprattutto se si considera il costo del rischio”. L’impresa etica è “più impresa” di un’altra che si muove al di fuori di un quadro normativo etico, perché agisce a un più elevato livello di spessore esistenziale; e può anche conseguire maggiori profitti, se riesce a costruirsi un’immagine di correttezza e un capitale relazionale più consistente di quello dei suoi concorrenti.

Queste affermazioni sembrano confermate dall’esperienza di una delle più interessanti realtà associative del management contemporaneo, impegnato ad applicare i principi etici alla gestione aziendale: la Globally Responsible Leadership Initiative (GRLI), network di oltre 70 istituzioni che credono nella trasformazione del business da operosità mirata soltanto alla massimizzazione del profitto ad operosità basata sui principi dello sviluppo equo e solidale. GRLI, che ha sede a Bruxelle, è un’istituzione promossa dalla Fondazione Europea per lo Sviluppo Manageriale (EFMD), punto di riferimento per oltre 700 università e centri di management in 83 nazioni, in collaborazione con United Nations Global Compact (UNGC), forte di un volontariato di oltre tremila imprese pubbliche e private in quasi tutti i paesi del mondo. Nel 2004 queste due organizzazioni hanno dato vita ad un organismo innovativo, ai cui membri si chiede di: a) pensare ed agire in un contesto globale; b) ampliare le proprie finalità aziendali in termini di responsabilità sociale; c) porre la questione morale al centro dei loro programmi e delle loro attività; d) orientare le proprie azioni formative in direzione di valori e comportamenti eticamente corretti. In Italia, per quanto in passato non siano mancati significativi precursori dell’azienda dell’idea di azienda etica (uno per tutti Adriano Olivetti) e benchè oggi sia possibile stilare una lista di aziende che improntano la propria condotta secondo codici etici e bilanci sociali, non ci risulta che alcuna impresa nazionale faccia parte della GRLI.

Per svilupparsi con successo, tuttavia, l’impresa deve attivare una cultura dell’innovazione, che le consenta di affermarsi sui mercati globali, sempre più instabili e concorrenziali. Ciò comporta, fra l’altro, il corretto utilizzo degli strumenti digitali del settore ICT, purchè anch’essi allineati ai valori etici di cui si auspica la diffusione. In merito si pone il seguente problema: è corretto trasmettere a terzi le informazioni personali di un individuo o di una comunità senza una specifica autorizzazione degli stessi? E’ sufficiente la prassi seguita da google e altri, secondo cui l’opzione può essere disabilitata e ne sono comunque esclusi i minori di 18 anni? L’azienda etica non può prevaricare il diritto alla privacy. Si direbbe che social network e privacy costituiscono un binomio impossibile. C’è da sperare che i vari Zuckerberg, Guy Rosen, Roi Tiger e gli altri guru dell’informazione digitale riescano a rispettare i valori etici nel ciberspazio in cui operano.

Gabriele Morello

www.gmorello.net

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